Muta Imago – Bartleby

10 novembre 2017

regia: Claudia Sorace
drammaturgia sonora e voce narrante: Riccardo Fazi
musica originale: V. L. Wildpanner
video: Maria Elena Fusacchia
produzione: Muta Imago, Festival Notafee (EE), Mibact
residenza artistica: Q-02 (BE)

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Bartleby è il secondo capitolo della trilogia dei Racconti Americani: un nuovo racconto per suono e immagini ispirato al celeberrimo racconto omonimo di Herman Melville. Dopo Fare un fuoco di Jack London, racconto che metteva in scena il conflitto tra l’uomo e la natura, abbiamo deciso di affrontare il tema del confronto tra l’uomo e la società.

Il racconto è narrato in prima persona da un anziano avvocato che presenta la storia dell’uomo più strano che egli abbia mai incontrato: Bartleby, uno scrivano da lui assunto che lentamente finisce per cambiare il suo mondo.

All’inizio lo scrivano produce un grande volume di lavoro: copia documenti senza sosta, senza mai fermarsi, nemmeno per mangiare. Ma un giorno, quando gli viene richiesto di svolgere un compito particolare, Bartleby risponde con quella che presto diventerà la sua risposta ad ogni tipo di richiesta: “Avrei preferenza di no.” A partire da quel momento Bartleby inizia a svolgere sempre meno lavoro, fino ad arrivare a fermarsi completamente e a non fare più nulla se non occupare il suo piccolo angolo nell’ufficio dell’avvocato.

Abbiamo deciso di partire da questa semplice storia ambientata a metà Ottocento in un ufficio al piano terra di Wall Street per investigare il profondo significato nascosto dietro al gesto del protagonista e per sperimentare una nuova maniera di tradurre e restituire le sue conseguenze etiche ed estetiche nella forma di un’installazione video-sonora.

Barleby non è un uomo al passo con i suoi tempi. A un certo momento della sua vita decide che non si adatterà più alle richieste che la società continua a porgli. Smette di essere “aderente”. Inizia a creare piccole sacche di resistenza contro una modalità di essere lineare, inarrestabile, produttiva.

Innanzitutto, attraverso una rivoluzione nel linguaggio. Utilizzando una formula, e ripetendola all’infinito. Una semplice formula che usa il condizionale (il tempo della possibilità) per iniziare piano piano a sovvertire il mondo. Complessità contro riduzione. Parzialità contro pienezza. Realtà contro utopia.

Come restituire in scena questo dualismo crescente? Cosa significa tradurre in una composizione sonora questa lotta, questa rivoluzione creata con il linguaggio? Come dare forma visiva a questa insurrezione fatta di lentezza, attesa e sfinimento che si confronta con un mondo costruito sulla potenza, l’energia e la produttività?

In scena, un’installazione realizzata ad hoc, una struttura in legno che ricorda allo stesso tempo lo skyline della città di New York e il famigerato “screen” dietro al quale si trova la scrivania di Bartleby. Su questa struttura si poseranno le immagini realizzate a New York da Maria Elena Fusacchia, mentre la voce narrante di Riccardo Fazi porterà avanti il racconto, fino alla sua inevitabile conclusione.
Una voce narrante, una colonna sonora e un video originali. Un’esperienza immersiva che punta a suscitare una piena immedesimazione tra gli spettatori e i protagonisti dei racconti. Una modalità contemporanea per riscoprire la bellezza di una forma semplice di narrazione.

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“Una lettura “critica” dell’opera che sa misurarsi alla nuova mutazione del nostro tempo (…) il teatro ancora compie lo sforzo di farsi veicolo per una composizione contemporanea, contaminata, molteplice com’è il tempo che scavalla questi ultimi due secoli”
Simone Nebbia, Teatro e Critica

“Attiva voracemente l’immaginario dello spettatore mettendolo in contatto con un vuoto creativo, attraverso il contenitore onirico che la compagnia crea.”
Tina Grottamara, Nucleoartzine

“Un lavoro attento, ben costruito, possente ed al tempo stesso delicato, degno di chi si pone le giuste domande e le condivide attraverso l’arte.”
Enrico Vulpiani, www.saltinaria.it

“Uno spettacolo di (apparente) grande semplicità che con intelligente eleganza accompagna il suo pubblico nel viaggio proposto da un racconto di altri tempi, colmo di un fascino malinconico che raramente si incontra in tanta parte della produzione teatrale contemporanea.”
Marco Moraschinelli, www.criticalminds.it

“Muta Imago fa riverberare sullo schermo l’enigmaticità di un personaggio senza tempo in tutta la sua potenza incomprensibile e allo stesso tempo magnetica”
Sarah Curati, Paperstreet