obliterati

di e con Debora Mattiello

31 agosto ore 21.30 Piazza dei Caduti Cascina

Dopo ‘Allontanarsi dalla Linea Gialla’ (monologo per il quale riceve il premio Migliore Attrice nel 2015 e nel 2017), Debora Mattiello prosegue la sua indagine sulla stazione come luogo di sospensione e di attesa, con un monologo dal titolo ‘Obliterati’. Hanno obliterato, sono pronti per partire.
Obliterare [dal lat. oblit(t)erare, der. di littĕra «lettera» col pref. ob- ] significa far svanire le lettere, rendere illeggibile, cancellare dalla memoria.
Invalidati, come biglietti, caduti in oblio, ignorati, dimenticati, i passeggeri si affacciano sulle rotaie, come venissero al mondo, si aspettano di partire o semplicemente arrivano per restare.Vogliono lasciare un segno prima che sia troppo tardi. Sono ‘omini’ buffi, equilibristi di una vita precaria, sembrano formichine in affanno, sovrastate dai loro drammi quotidiani : chi scende dal treno, chi sale sul domani, chi non lavora, chi si perde, chi ricorda….

Abitano la stazione, luogo di attraversamento e di stazionamento appunto,  deposito di memorie come fossero colli a mano, innervato di storie in transito, per sempre in transito, come treni.
‘Esser pronti è tutto’ e loro imparano a stare, su una panchina, nell’attesa di vivere ; guardano, fermi, la corsa del tempo sui binari.
Invecchiano di cent’anni ed accade in una sola ora.
Le stazioni oggi cambiano volto e riflettono la trasformazione dell’intera società. Sulle rotaie corre il progresso e divergono le vite che lo costruiscono.
La stazione resta il luogo infantile, del fischio del ferroviere, della corsa rapida del locomotore verso il mare, la scuola, la fabbrica, dei nostri occhi di bambini accompagnati dai nonni a vedere il treno che suona, sbuffa, e passa, come la vita.
La stazione resta il luogo adulto, della nostalgia di un altrove e di una speranza o, semplicemente, della nostalgia di se’.
La stazione resta, gli uomini e le donne stazionano.