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Sabato 19 Novembre ore 21.00 – ICARO studio#1- Azulteatro

ICARO studio #1  di Azulteatro

 di e con Serena Gatti e Raffaele Natale ­

musiche Raffaele Natale

versi Serena Gatti

 luci Maurizio Coroni

Il mito vede in Icaro colui che va fuori dalle regole, vola contro al sole e viene punito con la morte.

In questa versione Icaro non muore, lo cogliamo con uno scheletro d’ali, la sua figura assomiglia a

un aeronauta degli anni trenta, a uno scienziato pazzo, a un giovane dark disequilibrato, a un

adolescente scriteriato. Il suo andare contro le regole non è vanagloria, ma l’atto ribelle e folle di

intraprendere una strada alternativa. Icaro vola contro al sole non perché si è montato la testa,

ma perché ha il terrore e il desiderio della vita. È un gesto estremo e disperato alla ricerca

dell’estasi. È un inno al fallimento, al rischio, all’essere sconfitti, perdenti, come alieni nel mondo.

Icaro sceglie di volare ancora verso la luce, come luogo di bellezza, pericoloso e vitale al tempo

Stesso.

Sabato 19 Novembre ore 21 palco sala grande

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DOMENICA 13 NOVEMBRE -KANSAS CITY – Vita immaginaria di Luciano Bianciardi – ore 21.15

KANSAS CITY
vita immaginaria di Luciano Bianciardi
8 quadri per una radiocommedia (e/o un CD e/o un evento teatrale)
di Claudio Riggio
con Antonio Calandrino il giornalista
e con
Piero Bronzi sax alto
Lara Panicucci clarinetto, Federica Ceccherini clarinetto,
Silvio Bernardi trombone/eufonio, Marco Fagioli tuba,
Claudio Riggio chitarra, Giuseppe Sardina batteria e percussioni
disegno luci: Marco Alba
artwork: Daniela Cacace
Compagnia Stabile del Teatro Colombo Tutt’i Soli
da I Quaderni di Valdottavo, un’idea di Nicolao Valiensi
una produzione Teatro Colombo e Spazio Leopoldo
Mi ha sempre incuriosito il fatto che un uomo, innamorato della propria terra, la mia terra, la
chiamasse con un altro nome. Sentirsi straniero, perpetuamente adolescente della propria
vita, investito da quella felicità di risentirsi sé stesso, come ci capita scendendo da un treno,
in una stazione, in una città nuova, sconosciuta. Ma se è così, e Bianciardi lo aveva capito,
l’unico viaggio possibile è quello immaginario, l’unico in grado di portarci veramente lontano,
a casa nostra. Noi felici e sconosciuti.
L’idea nasce dall’amore per quest’uomo, lo stesso amore che lo legava disperatamente a
Grosseto.
Un amore così intenso da lasciare tracce nella realtà. Modificandola.
“Era un tormentone” – dice chi lo ha conosciuto – “Grosseto come Kansas City”.
Un uomo è i luoghi in cui è stato amato e amare è farsi portare altrove, in un altro luogo.
COSÍ GROSSETO, la sua città, era Kansas City. Così Bianciardi era un altro uomo.
Adesso scorgo, a distanza di tempo, tra quelle piccole scomodità che ti spingono a fare
qualcosa, l’intorpidito e indispensabile desiderio di un’altra chance.
Nessun vincolo biografico o filologico perché niente è più squallido di un innocuo ricordo.
Kansas City è pensato come una partitura per una prova;contiene osservazioni,
suggerimenti, idee da sviluppare che non saranno mai eseguite.
Ma che la voce dell’attore in scena riporta e consegna al pubblico.
Un giornalista è incaricato di scrivere una biografia di Luciano Bianciardi.
Si innamora, però, dei luoghi della sua vita. Reinventandola.
L’opera si dà nel suo costituirsi, avviene in realtà solo nell’immaginario di ogni
spettatore/ascoltatore.
Ed ognuno ne fa il suo altro luogo, diverso da tutti i luoghi degli altri spettatori.
Anche il sottotitolo “8 quadri per una radiocommedia (e/o un CD e/o un evento teatrale)” è
una finzione. In realtà non è niente di tutto questo.
E’ SEMPLICEMENTE quello che lo spettatore sente e vede.
– Claudio Riggio

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