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05/10/2018

Plauto
La scuola va a teatro

PLAUTO

mercoledì 17 aprile 2019 – ore 10

teatro d’attore • dai 12 anni

Ass.ne Pesopiuma

PLAUTO

ALLE RADICI DEL COMICO

drammaturgia Franco Farina
Regia Collettiva
in scena Paolo Cioni, Paolo Giommarelli, Luca Orsini

Progetto di residenza artistica sviluppato nell’ambito del bando # CREA

State zitti ed in perfetto silenzio e fate attenzione:
chi vi dà l’ordine di ascoltare è il comandante degli istrioni,
che vi invita a deporre le vostre chiappe in ordine sui sedili
sia che siate venuti affamati oppure pieni fino agli occhi. (Poenulus, 3-6)

Un capocomico fanfarone e due attori più giovani si contenderanno la scena, architettando stratagemmi e stringendo fra loro mutevoli alleanze, che permetteranno al pubblico di veder scorrere, di fronte ai loro occhi, le più emblematiche scene del teatro di Plauto, seme e origine di tutta la commedia moderna.

Gli spettatori rideranno e parteciperanno attivamente alla beffa giocata al soldato fanfarone Pirgopolinice del Miles Gloriosus, ai comici equivoci fra Sosia e Mercurio che ha preso le sembianze del servo di Anfitrione nell’Amphitruo, all’amore senile di Lisidamo per Casina fino ai tormenti dell’avaro Euclione per il tesoro nella pentola dell’Aulularia e così via attraverso personaggi e situazioni delle ventuno commedie del poeta di Sarsina giunte fino a noi.

Plauto. Alle radici del comico è un progetto che cerca di condensare in uno unico spettacolo l’essenza delle commedie di Plauto alla ricerca dei meccanismi base della commedia, che tanta fortuna hanno avuto poi in autori successivi fino ad arrivare al cinema contemporaneo.

Il filo conduttore che legherà insieme scene provenienti da tante opere diverse sarà dato dai rapporti e le relazioni dei tre attori, che si contenderanno le simpatie del pubblico e faranno da specchio e da amplificatore al campionario di umane debolezze che Plauto rappresenta nelle sue opere e che lo rende ancora oggi attuale. Gli attori sveleranno gli strumenti della loro arte e chiameranno il pubblico a partecipare direttamente al gioco scenico in una ricerca di varie modalità di rottura della quarta parete.

La storia di Schiaccianoci
La scuola va a teatro

LA STORIA DI SCHIACCIANOCI

venerdì 12 aprile 2019 – ore 10

teatro danza • dai 3 anni

Cie Twain Physical Dance Theatre
Associazione Settimo Cielo

LA STORIA DI SCHIACCIANOCI

spettacolo multidisciplinare
coreografia Loredana Parrella
drammaturgia e testo Gloria Sapio
regia Loredana Parrellla e Maurizio Repetto
music design Marco Giannoni
progetto per 5 interpreti

Coproduzione Twain/Settimo Cielo/Teatro di Arsoli
in Collaborazione con ATCL Lazio
Con il sostegno di MiBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Regione Lazio – Ass.to alla Cultura
In Residenza Supercinema_Tuscania, Teato La Fenice_Arsoli

Schiaccianoci è una fiaba di nobili origini. Il suo percorso di opera letteraria trasposta in opera dan-zata, la rende particolarmente adatta a una rivisitazione contemporanea che attraverso l’unione dei differenti linguaggi crea una narrazione ricca di suggestioni e capace di parlare all’infanzia di alcuni temi complessi come i passaggi della crescita, la diversità, la scoperta dell’altro.

In tedesco, “schiacciare una noce dura” ha una valenza traslata e significa risolvere un problema impor-tante, affrontare con coraggio le difficoltà che la vita propone.
Il principe Schiaccianoci è dunque un antieroe che vince proprio grazie alla sua incompiutezza e Clara/Marie riconoscendone il valore nonostante la fragilità che lo rende diverso e meno scintillante degli altri giocattoli, inizierà un viaggio di crescita e di conoscenza.

La nostra storia inizia a ritroso: Clara ha ormai vissuto la sua vita ed è molto lontana dalla bambina che era. Circondata da un mondo sensibile solo al consumo, è sola alla vigilia di Natale. Il ricordo però è un antidoto potente e il mondo di Clara ricomincia a luccicare come le candeline sull’albero.

Un viaggio attraverso il ricordo di quella notte magica popolata da personaggi tanto allegorici quanto vividi: il padrino Drosselmeyer, l’Albero che cresce, le bambole, i soldatini, lo schiaccianoci, il Re dei Topi, la Fata Confetto e il Principe che restituiscono un sottotesto più profondo.
Progetto di residenza artistica sviluppato nell’ambito del bando # CREA

Amleto
La scuola va a teatro

L’AMLETO

venerdì 8 marzo 2019 – ore 10

teatro d’attore • dagli 11 anni

Eccentrici Dadarò

L’AMLETO

PER I GIOVANI D’OGGI

adattamento e drammaturgia Bruno Stori
regia Bruno Stori
con Rossella Rapisarda, Andrea Ruberti e Dadde Visconti
impianto visivo e disegno luci Fabrizio Visconti costumi Mirella Salvischiani, Alessandro Aresu
musiche originali Marco Pagani

coproduzione Arterie C.I.R.T.

L’Amleto è l’espletamento della missione di tre “Orazi” che hanno ricevuto l’incarico di narrare la vicenda del principe di Danimarca proprio al momento della sua morte. Questi tre inviati hanno assistito a tutta la tragica vicenda e da 500 anni non fanno che vagare per il mondo per raccontarla.

Ne uscirà un ritratto che è una critica commossa delle fragilità dell’uomo, della sua divisione tra regola e ribellione, reazione e abbattimento, rabbia e amore.

In mezzo, le domande che sono di tutti. Domande che, in particolare nell’età dell’adolescenza, si fanno urgenti e dominanti: il dubbio sulla propria identità, su come affrontare la vita divisi tra l’incapacità di agire prendendola in mano e la ribellione contro la regola del mondo che troppo spesso appare ingiusta.

I tre Orazi, fedeli al patto, comicamente incapaci di comprenderne fino in fondo la vicenda, accompagnano noi, uomini “moderni ed evoluti”, alla domanda che da 500 anni li tormenta: in nome di cosa si può decidere di uccidere un essere umano e pensare di restare puri? In nome della tradizione? Dell’onore? Della famiglia? Del capo? Del dio? In nome del padre? In nome di cosa?

Dentro e fuori dalla storia, raccontandola, vivendola, guardandola dall’esterno e commentandola, aprendone la bellezza e la modernità senza epoca.

Il più furbo
La scuola va a teatro

IL PIÙ FURBO

4 – 5 marzo 2019 ore 10

teatro d’ombre, d’attore e danza • 3-7 anni

Teatro Gioco Vita
Centro di Produzione Teatrale

IL PIÙ FURBO

disavventure di un incorreggibile lupo

dall’opera di Mario Ramos
con Andrea Coppone
adattamento teatrale Enrica Carini, Fabrizio Montecchi
regia e scene Fabrizio Montecchi
sagome Nicoletta Garioni
con Federica Ferrari (dai disegni di Mario Ramos)
musiche Paolo Codognola
coreografie Andrea Coppone
costumi Tania Fedeli
luci Anna Adorno
assistente alla regia Katja Gorečan
realizzazione sagome Nicoletta Garioni, Federica Ferrari
realizzazione scene Sergio Bernasani

lo spettacolo è tratto dai libri di Mario Ramos Le plus malin,
C’est moi le plus beau e C’est moi le plus fort editi da l’école des loisirs, Parigi

Nel folto del bosco un grande e cattivo Lupo affamato incontra la piccola Cappuccetto Rosso e subito elabora (dopotutto lui è il più furbo) un diabolico piano per mangiarsela. Senza esitazioni, lo mette in pratica. Mentre si avvicina alla casa della nonna, pregusta già il pranzetto: sarà uno scherzo da ragazzi divorarsele entrambe…

Sembra l’inizio della favola che tutti conosciamo, almeno finché il Lupo (che si crede davvero il più furbo), non infila la rosa camicia da notte della nonna con tanto di cuffietta d’ordinanza, ed esce di casa… rimanendo chiuso fuori!
Così conciato e in attesa di elaborare un nuovo, geniale piano, al Lupo (che ancora si crede il più furbo), non rimane che nascondersi nel bosco.

Ma il bosco, ahimè, è un luogo molto frequentato, soprattutto dai personaggi delle fiabe, e il nostro Lupo fa imbarazzanti incontri (i Tre Porcellini, i Sette Nani, il Principe Azzurro, etc.) che mettono fortemente in crisi la sua vanità. Povero lupo! Tutti, invece di avere paura di lui, lo scambiano per un’innocua vecchietta. Per fortuna Cappuccetto Rosso è una bambina molto gentile e viene in suo aiuto. Eh sì, e lui che pensava di essere il più furbo!

Il più furbo è tratto da un libro di Mario Ramos, acclamato autore di libri illustrati per i piccoli. Il lupo protagonista di questa storia, suscita una simpatia sincera perché a fronte della sua declamata presunzione “io sono il più furbo”, si dimostra, nei fatti, sgraziato e goffo. Ridere di lui, in cui in fondo tutti ci possiamo riconoscere, è ridere di noi, e questo ci fa sentire tutti più umani.

Dalle disavventure di questo lupo usciamo con la gioiosa convinzione che la vita, nonostante tutto quello che ci può accadere, possa essere comunque un’avventura meravigliosa.

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