Laboratorio di scrittura
a cura di Gabriele Di Luca
I miei laboratori nascono da un'esigenza condivisa da molti artisti – attori, drammaturghi e registi – che si approcciano alla scrittura teatrale, o che già la frequentano da qualche anno, e che spesso mi pongono alcune domande alle quali è difficile rispondere in modo sintetico: «Da dove si parte a scrivere un testo? Esiste una metodologia per procedere nella stesura? Come trasformare una bella idea in materiale teatrale strutturato? Come assottigliare il più possibile il margine tra ciò che si vuole raccontare e il risultato ottenuto? Esistono testi teorici di riferimento, regole, prassi, metodi codificati… e quanto possono rivelarsi realmente utili quando poi interviene l'atto reale dello scrivere?»
Come si può intuire, sono tutte domande che necessitano di un grande approfondimento sia teorico che pratico, in quanto hanno a che fare non solo con i fondamenti della scrittura e con le competenze tecniche che ogni autore dovrebbe possedere per essere sempre più consapevole e colto, ma sconfinano nel campo della soggettività e della poetica personale.
Durante i miei laboratori di scrittura, quindi, non faccio altro che accompagnare gli allievi nel mettere ordine e rispondere a tutte queste domande partendo dalle loro esigenze, dai loro dubbi, dalla loro storia e dai loro obiettivi personali. Ma soprattutto, provo ad aiutarli ad avvicinarsi il più possibile ai loro desideri più profondi, spesso nascosti, e a trovare uno stile forte e una visione personale e unica della loro creatività, in quanto, secondo me, la scrittura è innanzitutto un atto di intimità. Mi pongo, quindi, come il loro specchio, il grillo parlante, l'alleato che tenta di fornire più strumenti tecnici possibili, riflessioni e nuovi o diversi modi di ragionare sulla scrittura.
Metodo e approccio didattico
È un percorso caratterizzato da un approccio molto pratico allo scrivere. Dopo aver fornito brevemente agli allievi gli elementi teorici indispensabili per la costruzione di un vocabolario comune, e dopo aver condiviso i materiali richiesti un paio di settimane prima dell'inizio, si passa immediatamente alla fase più creativa. Il processo didattico, infatti, tende sostanzialmente a invertire il rapporto teoria/pratica per concentrarsi sugli stimoli e i materiali proposti dagli autori, grazie ai quali, attraverso un lavoro di analisi strutturale, formale e contenutistica, diventa possibile riflettere insieme sugli elementi fondanti di un'opera drammatica. L'obiettivo formativo, quindi, è quello di fornire strumenti funzionali e concreti per la scrittura, partendo dalla pratica e dalla personalità del singolo.
Il mio lavoro di drammaturgo e insegnante si fonda sull'analisi del meccanismo teatrale nella sua totalità: l'indagine del rapporto tra scrittura e vita – dalle tematiche più umane ed esistenziali alle urgenze socio-politiche della contemporaneità – e sulla loro relazione con i bisogni più profondi del pubblico, elemento centrale e indispensabile del mio fare e scrivere teatro.
I tre elementi imprescindibili della scrittura
Per quanto lo studio e l'apprendimento delle diverse tecniche di scrittura siano oggettivamente strumenti fondamentali, o per lo meno utilissimi, sono convinto che esistano tre elementi imprescindibili con i quali ogni autore deve necessariamente confrontarsi:
- La sua soggettività. La capacità di elaborare un particolare punto di vista sulle cose: ovvero l'esatta inclinazione attraverso la quale sceglie di guardare il mondo e i suoi simili (la lente, il filtro, l'inquadratura). In poche parole: la sua preziosissima soggettività.
- La condivisione. La capacità di rendere questa soggettività fruibile anche agli altri, creando un ponte efficace tra l'interno (se stesso) e l'esterno (il pubblico). Ho spesso verificato che questo secondo lavoro si rivela molto faticoso perché richiede la capacità di svincolarsi dal proprio ego, dalle proprie velleità intellettuali, da falsi desideri e modelli, per mettersi con generosità al servizio del racconto, al fine di renderlo comprensibile anche agli altri.
- La tecnica come alleata. La capacità di trasformare le competenze tecniche acquisite in strumenti realmente utili all'autore, in veri e propri alleati e non in nemici o trappole. Spesso, infatti, accade che regole e principi teorici, così come in altre sfere della vita e dell'arte, se non integrati al lavoro con equilibrio, consapevolezza ed elasticità, diventino per l'autore una gabbia, un limite alla creatività: nell'ossessione cieca della perfezione formale egli dimentica poi le cose fondamentali. Chi sono? Che autore voglio essere? Cosa mi spinge realmente a scrivere e cosa voglio scrivere?
Fare emergere la propria personalità nella scrittura e riuscire a condividerla è, quindi, prima di tutto un atto di coraggio. Si tratta della volontà di varcare il limite che separa l'io – la nostra parte razionale che tutto organizza, controlla e tende a uniformare – dal mondo della follia, ovvero da quel territorio sconfinato, oscuro e spesso ingestibile che, però, costituisce la parte più estesa della nostra psiche e nasce prima della ragione. Solo attraverso la comunicazione e lo scambio di informazioni tra questi due mondi ci è davvero possibile, partendo dalla nostra personalissima complessità, raccontare la complessità dell'essere umano: il terrore, la luce, la miseria e le contraddizioni che lo abitano. Un atto di grande onestà, dunque, che nel bene o nel male restituisce all'esterno la nostra imperfetta, eppure unica, visione del mondo… certi che il più breve dei cammini portato avanti con la propria testa ha più valore del più lungo dei viaggi intrapreso con la testa di un altro.
Gabriele Di Luca
13-14 febbraio 2027 | 10-13 / 14.30-18.30
per informazioni formazione.vannozzi@lacittadelteatro.it




