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Stagione 2017/2018

Ecco la nostra programmazione

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Sabato 3 Dicembre ore 19.00 – TU ME FAIS TOURNER LA TETE – Mattatoio Sospeso

TU ME FAIS TOURNER LA TÊTE

idea e regia
Marco Mannucci

di e con
Saverio Abate (Camilo Clown)
Marco Mannucci, Marina Romondia, Gabriele Savarese

Violino
Gabriele Savarese

collaborazione alla drammaturgia
Marina Romondia

collaborazione artistica
Emanuela Dall’Aglio
Marina Romondia

scene e costumi
Emanuela Dall’Aglio

disegno luci
Andrea Berselli

Tecnica Andrea Berselli, Maurizio Coroni

Decori
Franck Brueil
Luigi di Giorno

Realizzazione video
Lavinia Baroni

Con il sostegno di:
FossanoMirabilia (IT)
La Grainerie (FR)
Gare à Coulisses (FR)
La Città del teatro (IT)

In scena un vecchio Chagall: la fine sarà l’inizio.
Un uomo che cerca eternamente di ritrovare il suo amore perduto, la moglie Bella della “Promenade”, ma non ci riesce perché lei non c’è più.
Forse in sogno diviene possibile inseguire, ricreare quell’amore, quel ricordo. Ma i sogni spesso si trasformano in incubi.
Il nostro vecchio Chagall diverrà marionettista, costruttore dei suoi stessi sogni. Un sorta di malinconico demiurgo di un divertito sogno dove incontrerà Bella e il suo alter-ego, quel giovane Chagall innamorato che non esiste più.
O forse lassù in volo c’è ancora speranza… perché la perdita forse non è la fine ma nuovo inizio…

spettacolo senza parole, dai 6 anni.
Per sfiorare in volo la poesia dell’amore e del sogno.
Durata 1h.

Grazie a Rémy Lesvenes, Guillaume Clavel, Alex, Mael, La Virgule (FR), Malamente per “Novembre” (Guappecartò), La Fucina Del Circo, Gerardo Gerry di Fonzo, Antitesi Teatro Circo, Louise Bouchicot, Crowdarts.

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Sabato 3 Dicembre ore 21.15- PORCO MONDO – Biancofango

PORCO MONDO

drammaturgia

Francesca Macrì e Andrea Trapani

regia

Francesca Macrì

con

Aida Talliente e Andrea Trapani

disegno luci

Luigi Biondi

produzione

Biancofango – La Corte Ospitale – Officina1011

 

Un uomo. Una donna. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte.

Quella di Natale.

La neve che tutto ricopre e tutto cancella. L’alba che coglie d’anticipo il buio, svela i desideri

osceni, consuma i pensieri, stravolge gli animi, conduce al logoramento.

Eccoli. Gli sposi ribelli. Gli amanti stremati.

Eccoli. Il superstite e il boia. L’incontro degli opposti.

Nulla li soddisfa. Nulla li sazia.

Ma dove si scappa mentre ci si viene incontro?

Non hanno nomi quest’uomo e questa donna. Potrebbero chiamarsi in ogni modo. Nascondono,

loro malgrado, nostro malgrado, qualche cosa di ancestrale, di atavico. Eppure – ne siamo certi –

nessuno si stupirebbe a scoprirli silenziosi vicini di casa.

Non hanno nomi e mai ne avranno per tutto lo spettacolo quest’uomo e questa donna. A volte

non basta più essere come si è. E per dire cose che, forse, altrimenti rimarrebbero serrate in gola, lei

indossa, maldestramente, abiti da Marilyn Monroe.

Nessun nome, dunque, e, apparentemente, una casa che potrebbe essere ovunque. Ovunque, in

questo porco mondo di periferie. Una finestra, come in un quadro di Hopper, divide gli spazi. Lì si

guarda, lì si aspetta. Il luogo del vuoto e del sogno, della trepidazione e del silenzio. Del pensiero.

Dentro, fuori. Fuori, dentro. Non si è mai veramente dove si è.

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Sabato 26 Novembre – SPICCHIO D'AGLIO #primostudio – Centrale dell'arte

un progetto di Laura Forti
con Laura Forti
Silvia Baccianti
Lavinia Rosso
drammaturgia Laura Forti
regia, musiche e video Teo Paoli
2 ottobre 1935 Mussolini annuncia l’entrata in guerra con l’Etiopia.
L’Italia, già impegnata in passato nella conquista coloniale, adesso sogna il suo impero. Il conflitto dovrà essere breve,
rapido, vittorioso; in realtà sarà tutt’altro che indolore e costerà molte spese, moltissime morti e, da parte africana, si
risolverà in un vero e proprio genocidio della popolazione locale, deportata, sottoposta a fucilazioni sommarie e privata
dei diritti basilari, annientata con i gas e le armi chimiche. Ma l’oltremare non è solo il sogno di conquista dei soldati;
anche i civili cadono nel miraggio di accumulare ricchezze in colonia, spinti dall’avidità o costretti all’espatrio per
fuggire un destino di fame e miseria.
Uno spettacolo per raccontare quel periodo complesso, intrecciando voci e storie:
da una parte una famiglia fascista, i Tamietti, nella quale i componenti maschi sperimentano tutti, seppur in modo
diverso, la guerra – intesa come banco di prova della virilità e autoaffermazione di un potere personale vacillante;
dall’altra il bracciante Tano, strappato alla sua Maria e alla sua Sicilia, che per un attimo sembra entrare in una storia
più grande, quella dell’Impero fascista, per poi venire schiacciato dai meccanismi dello sfruttamento e dei pregiudizi
sociali.
E poi il fantasma di una donna libica, Spicchio d’aglio, la schiava-bambina che il capofamiglia Alfio ha sedotto
durante la sua permanenza in Africa durante le prime guerre dell’Italia liberale, che attraversa epoche e trame e
finisce per ricongiungere i destini di tutti in un amaro finale.
Tre voci di donna per raccontare una Storia da cui le donne erano escluse quando non sfruttate;
tre voci alla ricerca della quarta, involontaria protagonista delle vicende, silente perchè donna, invisibile perchè
africana: Spicchio d’Aglio.
lo sguardo femminile come critica, ora sofferta ora spietata, di un mondo e di una cultura che hanno segnato la storia
dell’Italia e dell’Europa, e che stentano ancora oggi ad essere superati.
Per la prima volta nel 1996 l’allora Ministro alla Difesa Domenico Corcione ha ammesso, in un breve comunicato di tre
righe, le responsabilità italiane e l’uso di armi chimiche vietate.
Uno spettacolo per riflettere insieme su una memoria che per anni è stata rimossa e solo recentemente,
grazie soprattutto agli studi di Angelo Del Boca, ha cominciato a essere ricordata e analizzata.

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